Bisanzio in Italia
(e altro)

 

 

Byzantium


 

                                                                            

Gli oggetti di studio, anche quelli più specialistici o più rivolti al passato, devono avere per noi un significato importante, si potrebbe dire una ricaduta gnoseologica ed esistenziale; perciò i testi bizantini che vi presento (di preferenza dell'Italia meridionale) sono stati scelti in base al criterio del "contenuto", cioè per le idee, i simboli, le testimonianze che posseggono. Ho la fortuna di poter scegliere liberamente il campo della ricerca curriculum, troverete perciò soprattutto testi inediti o poco conosciuti di persone che hanno lottato per la salvare la loro identità e che hanno approfondito lati inesplorati della tradizione. Ma prima leggi quest'articolo su ciò che penso della civiltà bizantina in generale.

 

UNA CHIESA MONDANA

ON CLERICAL MARRIAGE AND PATERNITY

Il codice vaticano greco 1650, un manoscritto italo-greco del XI secolo contiene degli scholia a margine interessantissimi. Il testo risultava edito ma era noto solo a pochissimi per il suo scabroso contenuto. L'autore infatti, un monaco del monastero italogreco di Grottaferrata vicinissimo a Roma, attaccava la sapienza mondana del papato ed il nuovo obbligo del celibato ecclesiastico. Oggi nuovi interessantissimi testi si sono aggiunti, permettendo l'identificazione dell'anonimo scoliasta col famoso Bartolomeo Juniore (980 - 1055), terzo igumeno del monastero ed innografo.

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AGOSTINO E LA SESSUALITA'

La critica dell'anonimo scoliasta contro il celibato obbligatorio mi spinse a ricercare altri testi latini e greci che avessero manifestato la loro antica opposizione a questa svolta disciplinare. Tradussi quindi in italiano altri quattro testi, tre latini: Ulrico d'Imola, un anonimo francese e Landolfo seniore di Milano, tutti del sec. XI, più un altro testo greco: quello di Nicola di Casole (sec. XIII). Aggiungendo a quei cinque testi una presentazione storica della controversia, ne uscì un libro pubblicato nel 2000 dalla casa editrice Claudiana di Torino, che ha per titolo "Preti sposati nel Medioevo". Per ragioni contrattuali non posso ancora mettere a disposizione il testo in rete, ma inserisco il paragrafo su Agostino che, rimasto fuori dalla redazione conclusiva, è ugualmente significativo. Nel panorama italiano è l'unico libro che descriva l'origine del celibato obbligatorio del clero che non sia di parte cattolica. La presenza di documenti nuovi e la prospettiva diversa con cui quelli noti vengono presentati introducono ad un cristianesimo sconosciuto, sarcofilo direbbe J.D. Crossan, caratterizzato non dal celibato ma dal matrimonio obbligatorio. Un cristianesimo, inoltre, che non concepiva una disciplina diversa tra laici e chierici. L'esistenza del clero sposato nelle chiese orientali è stato certamente il filo di Arianna che mi ha guidato in questa ricerca, ma il testo è critico anche verso quelle istituzioni: infatti, anche se vi sono riconosciuti la conservazione della disciplina sacerdotale patristica ed il mantenimento di una cultura non sessuofoba fra il popolo, grazie anche al rifiuto della teologia agostiniana, al tempo stesso sono evidenziati la condivisione da parte di queste Chiese del principio dell'incompatibilità fra il sacro e la sessualità e l'adesione ad una teologia semiorigenista che considera la differenziazione sessuale prodotta "in anticipo" dal peccato dei progenitori (su tali incoerenze anche GARRISON'SMARRIED EPISCOPATE).
Oggi darei importanza ad un altro elemento, oltre alla teologia e al diritto ecclesiastico: al concetto sociale e psichico di mediazione integrale, che la disciplina del celibato sottende. Inoltre, inserirei certamente un documento molto interessante, anche se non conservato integralmente: il discorso di un "filosofo greco", riportato da Pietro Diacono nel suo introvabile "Contra graecum quendam".

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                                            UN CONVERTITO ALL'ORTODOSSIA IN FUGA

                                                    Discorso del Calabrese (in greco)

Questa è l'edizione del testo contenuto nel codice vaticano greco 316 , foglio 167v, un palinsesto in pessime condizioni. E' il testo di una fuga a Bisanzio di un anonimo calabrese del 1200 convertito all'Ortodossia, costretto alla fuga nell'impero bizantino dal primo intervento dell'inquisizione che si conosca nei confronti degli italo-greci. L'articolo fu pubblicato nel 2001, nel volume degli atti del convegno: "Barlaam Calabro, l'uomo, l'opera, il pensiero" tenutosi a Reggio Calabria nel dicembre 1999.

 

 

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LA NATURA STORICA DEL PRIMATO ROMANO
Nello stesso volume c'è un altro mio contributo: una traduzione del primo trattato di Barlaam di Seminara (1335) sul potere del papa, con una prefazione dove per la prima volta si mettono a confronto le argomentazioni del Barlaam cattolico con quelle del Barlaam ortodosso su questo tema. Rispetto al testo pubblicato, sostituisco il primo opuscolo del calabrese con il terzo che, con la sua brevità  e pacatezza, contiene la confutazione radicale del potere romano. Il testo greco di questo opuscolo è stato edito per la prima volta da Tia Kolbaba, Princeton University. Per chi volesse conoscere l'affascinante origine della leggenda sulla papessa Giovanna, cui faceva accenno il primo opuscolo di Barlaam, aggiungo la nota dell' articolo originario. LA PAPESSA GIOVANNA E IL CARNEVALE


porpora




UN COMMENTO ALL'UFFICIATURA MATRIMONIALE
Contro i Latini in difesa delle corone matrimoniali e del mattutino pasquale (in greco) Tools
Il codice Laurenziano greco 5,36 contiene un interessantissimo testo italo-greco sul significato del matrimonio ed anche sul mattutino pasquale. E' il più importante, anzi l'unico, commentario al rito dell'incoronazione matrimoniale, che in Puglia era accompagnato da altri suggestivi simboli. La particolare e bellissima ufficiatura cui il testo si riferisce la riporto in originale EUCOLOGIO e in traduzione italiana RITO DEL MATRIMONIO, seguendo un manoscritto della cattedrale di Otranto.

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ALCUNE CONTESTAZIONI ALL'ISLAM


La Vita di un santo italo-greco, Elia di Enna (823-903), contiene una breve confutazione del credo islamico. Di origine libresca, essendo improbabile che un reale discorso a dei nordafricani citasse Ario e Basilide, è molto interessante perché evidenzia l'enorme importanza assunta dalla morale sessuale nelle controversie cristiano-musulmane. In bocca ad un asceta radicale viene fatta pronunciare la risposta ufficiale dell'ortodossia romea al radicale antiascetismo islamico, che tante conversioni aveva provocato: il piacere, anche quello sessuale, è legittimo e ontologicamente buono; non si condanna l'uso ma l'abuso, si chiede temperanza non rinuncia. E' l'ideale precristiano della dieta.

 

L'INQUISIZIONE NON SERVE

Se, come dice Platone nel Sofista, anche il non essere in qualche modo è, allora anche la mancanza di un'attività  dell'inquisizione verso gli Italo-greci fornisce elementi utilissimi per conoscerla di più, individuandone cioè la soglia della tolleranza nei confronti del diverso. Una tolleranza che non esclude comunque un "lungimirante" progetto di eliminazione, basato su strategie meno violente ma altrettanto efficaci.

Filagato di Cerami

Un interessante articolo di C. Gaspar sul grande omileta siciliano





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NON SOLO BISANZIO

Una benedettina del 1600

Il vero Francesco d'Assisi

Marriage in Latin Africa Churches

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